Pescara, Piazza Unione (tra Corso Manthoné e Via Marconi) - Auditorium De Cecco - ore 10.00 I due giornalisti riceveranno in Premio "Enzo Biagi". Sarà presente anche il Presidente del Consiglio Regionale Roselli. Un'occasione unica per sensibilizzare giornalisti del calibro di Travaglio e per dire "grazie" a Santoro per la puntata di Annozero sul petrolio in Basilicata.
Rubbia: "Né petrolio né carbone soltanto il sole può darci energia"
21-04-2008 23:11
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Tratto da Repubblica.it
di GIOVANNI VALENTINI
Carlo Rubbia in un disegno di Riccardo Mannelli
GINEVRA - Petrolio alle stelle? Voglia di nucleare? Ritorno al carbone? Fonti rinnovabili? Andiamo a lezione di Energia da un docente d'eccezione come Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica: a Ginevra, dove ha sede il Cern, l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Qui, a cavallo della frontiera franco-svizzera, nel più grande laboratorio del mondo, il professore s'è ritirato a studiare e lavorare, dopo l'indegna estromissione dalla presidenza dell'Enea, il nostro ente nazionale per l'energia avviluppato dalle pastoie della burocrazia e della politica romana.
Da qualche mese, Rubbia è stato nominato presidente di una task-force per la promozione e la diffusione delle nuove fonti rinnovabili, "con particolare riferimento - come si legge nel decreto del ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio - al solare termodinamico a concentrazione". Un progetto affascinante, a cui il premio Nobel si è dedicato intensamente in questi ultimi anni, che si richiama agli specchi ustori di Archimede per catturare l'energia infinita del sole, come lo specchio concavo usato tuttora per accendere la fiaccola olimpica. E proprio mentre parliamo, arriva da Roma la notizia che il governo uscente, su iniziativa dello stesso ministro dell'Ambiente e d'intesa con quello dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, ha approvato in extremis un piano nazionale per avviare anche in Italia questa rivoluzione energetica.
Prima di rispondere alle domande dell'intervistatore, da buon maestro Rubbia inizia la sua lezione con un prologo introduttivo. E mette subito le carte in tavola, con tanto di dati, grafici e tabelle.
Il primo documento che il professore squaderna preoccupato sul tavolo è un rapporto dell'Energy Watch Group, istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti, come osservatori indipendenti. Contiene un confronto impietoso con le previsioni elaborate finora dagli esperti della IEA, l'Agenzia internazionale per l'energia. Un "outlook", come si dice in gergo, sull'andamento del prezzo del petrolio e sulla produzione di energia a livello mondiale. Balzano agli occhi i clamorosi scostamenti tra ciò che era stato previsto e la realtà.
Dalla fine degli anni Novanta a oggi, la forbice tra l'outlook della IEA e l'effettiva dinamica del prezzo del petrolio è andata sempre più allargandosi, nonostante tutte le correzioni apportate dall'Agenzia nel corso del tempo. In pratica, dal 2000 in poi, l'oro nero s'è impennato fino a sfondare la quota di cento dollari al barile, mentre sulla carta le previsioni al 2030 continuavano imperterrite a salire progressivamente di circa dieci dollari di anno in anno. "Il messaggio dell'Agenzia - si legge a pagina 71 del rapporto tedesco - lancia un falso segnale agli uomini politici, all'industria e ai consumatori, senza dimenticare i mass media".
Analogo discorso per la produzione mondiale di petrolio. Mentre la IEA prevede che questa possa continuare a crescere da qui al 2025, lo scenario dell'Energy Watch Group annuncia invece un calo in tutte le aree del pianeta: in totale, 40 milioni di barili contro i 120 pronosticati dall'Agenzia. E anche qui, "i risultati per lo scenario peggiore - scrivono i tedeschi - sono molto vicini ai risultati dell'EWG: al momento, guardando allo sviluppo attuale, sembra che questi siano i più realistici". C'è stata, insomma, una ingannevole sottovalutazione dell'andamento del prezzo e c'è una sopravvalutazione altrettanto insidiosa della capacità produttiva.
Passiamo all'uranio, il combustibile per l'energia nucleare. In un altro studio specifico elaborato dall'Energy Watch Group, si documenta che fino all'epoca della "guerra fredda" la domanda e la produzione sono salite in parallelo, per effetto delle riserve accumulate a scopi militari. Dal '90 in poi, invece, la domanda ha continuato a crescere mentre ora la produzione tende a calare per mancanza di materia prima. Anche in questo caso, come dimostra un grafico riassuntivo, le previsioni della IEA sulla produzione di energia nucleare si sono fortemente discostate dalla realtà.
Che cosa significa tutto questo, professor Rubbia? Qual è, dunque, la sua visione sul futuro dell'energia? "Significa che non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l'uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l'oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra".
Eppure, dagli Stati Uniti all'Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c'è una gran voglia di nucleare. Anzi, una corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano tutti? "Sa quando è stato costruito l'ultimo reattore in America? Nel 1979, trent'anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l'arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l'uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie".
Ma non si parla ormai di "nucleare sicuro"? Quale è la sua opinione in proposito? "Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo".
In che cosa consiste? "Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile".
Lei sarebbe in grado di progettare un impianto di questo tipo? "E' già stato fatto e la tecnologia sperimentata con successo su piccola scala. Un prototipo da 500 milioni di euro servirebbe per bruciare le scorie nucleari ad alta attività del nostro Paese, producendo allo stesso tempo una discreta quantità di energia".
Ora c'è anche il cosiddetto "carbone pulito". La Gran Bretagna di Gordon Brown ha riaperto le sue miniere e negli Usa anche Hillary Clinton s'è detta favorevole... "Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell'umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l'anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso".
E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l'uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l'alternativa? "Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell'elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità".
Ma noi, in Italia e in Europa, non abbiamo i deserti... "E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l'energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano che l'uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l'energia necessaria all'intero pianeta. E un'area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell'Italia, un'area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma".
Il sole, però, non c'è sempre e invece l'energia occorre di giorno e di notte, d'estate e d'inverno. "D'accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l'energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l'acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente".
Se è così semplice, perché allora non si fa? "Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com'è accaduto del resto per il computer vent'anni fa".
E' un Abruzzo formidabile quello sceso in piazza sabato 15 marzo a Pescara, per ribadire ancora una volta il suo NO ai disastri ambientali e alla mala-politica in genere. Trascinato da un movimento composito che ormai non ha più argini. Contagioso, vivace, concreto, efficace nelle azioni e roboante nelle proteste. Stupisce e incoraggia la sua natura composita. Vi fanno parte uomini, donne, anziani, ragazzi, avvocati, commercialisti, contadini, operai, impiegati, imprenditori, commercianti, artigiani, biologi, giornalisti, scienziati, politici, rappresentanti, imprenditori agricoli, chimici, medici, infermieri, sindacalisti, ambientalisti, professori, insegnanti, studenti e chi più ne ha più ne metta. Questo fa riflettere, davvero. Perchè significa che non è una categoria a sentire l'esigenza di protestare, non è un gruppo politico, non è un'associazione. E' un'intera società che manifesta. Scende in piazza e grida il suo NO a questa politica scellerata e sciagurata che 1) non è in grado di indirizzare adeguatamente il nostro sviluppo 2) non sa valorizzare le risorse umane, naturali e paesaggistiche che abbiamo 3) rischia di comprometterle per sempre e 4) non sa ascoltare i cittadini. Movimenti di tale natura poliedrica, nella storia si sono visti raramente. E quando si sono visti, hanno prodotto sempre grandi mutamenti nelle società. Come succederà da noi. Ed è anche una risposta a quanti pensavano che la nostra natura pacifica significasse anche sottomissione e assoggettamento. Ebbene, noi abbiamo detto no. Abbiamo gridato il nostro no. E lo abbiamo fatto sentire per centinaia di Km, quanti sono i km2 di estensione della nostra regione. Uno striscione per tutti, "Ortona e Sulmona unite contro i disastri ambientali". E' aria di novità nella nostra regione. E' un Abruzzo che riscopre la sua identità, in piazza. E' un Abruzzo che investe il suo tempo libero, i suoi soldi, le sue energie per una causa comune, che in questo caso è la salvaguardia del nostro territorio dagli "attacchi" scellerati e sciagurati della mala-politica e delle multinazionali. E' un Abruzzo che non si è sentito più rappresentato e difeso da quelli che dovevano farlo e allora ha deciso di scendere in campo direttamente e far sentire la sua voce. E' un Abruzzo nuovo, un Abruzzo diverso da quello che conoscevamo. E' l'Abruzzo che vogliamo.
La vicenda del centro oli di Ortona sta segnando una nuova epoca per quanto riguarda la cooperazione e la solidarietà tra le comunità locali vicine, conscie dell'importanza di agire in sinergia per difendersi dalla sopraffazione della politica e delle grandi lobby. Quello a cui stiamo assistendo è una sorta di "class action" partita dal basso. E' vero che man mano che il comitato Natura Verde, svelava e rendeva di pubblico dominio l'entità dei progetti petroliferi in corso, essi si rivelavano coinvolgere non solo il territorio ortonese, ma tutta la fascia costiera e il primo entroterra abruzzese, ma è anche vero che la solidarietà da parte dei paesi limitrofi e vicini, si è rivelata già dai primi mesi di azione del comitato. Stride invece il silenzio dell'amministrazione comunale di Chieti. E non si può dire che lo spettro del progetto petrolifero di "vasta area" non coinvolga anche il capoluogo teatino. Non si può pensare che un eventuale contraccolpo su turismo e immagine della fascia costiera non si ripercuota anche su Chieti. Il centro oli sorgerebbe pur sempre nel territorio teatino e il turista non distinguerebbe Chieti da Ortona e Francavilla. E allora sarebbe il caso che il Sindaco Ricci, cominciasse a far sentire anche la sua voce e sollecitasse a sua volta la regione per aprire rapidamente una nuova iniziativa politica per porre definitivamente la parola fine su questa scellerata e sciagurata vicenda del centro oli "teatino". Non possiamo credere che i problemi amministrativi quotidiani, distolgano l'attenzione del sindaco da questa importante scelta, crocevia strategico, che potrà rinvigorire per l'Abruzzo l'appellativo di regione "verde" d'Europa qualora si salvaguardasse il nostro territorio dalla spremitura e dalla trivellazione petrolifera o potrà assestare un colpo micidiale e irrimediabile al turismo e alle attività eno-gastronomiche, che ci stanno facendo conoscere in tutta Europa e nel mondo. E allora...
Trafiletto Gazzetta di Basilicata del 7 marzo 2008
09-03-2008 11:44
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Una proposta: per Pasqua regaliamo al nostro caro poco informato Sindaco, un abbonamento alla Gazzetta di Basilicata, così si rende conto di cosa ha deliberato la sua maggioranza e che disastro ci stava riservando piazzando un centro oli nel nostro territorio. Per fortuna stavolta, la popolazione se ne è accorta in tempo, ed ora sta impiegando soldi, lavoro ed energie per recuperare il suo errore.
Ad esempio, Venerdì 7 marzo 2008 il nostro caro poco informato Sindaco, avrebbe letto quanto segue...
Nella trasmissione Anno Zero del 6 marzo, viene proiettato un video agghiacciante sul centro oli di Viggiano ed ora, dopo che anche il Comitato Natura Verde ne aveva girato uno qualche settimana fa, tutti sanno la verità su quello che si vuole realizzare in Abruzzo. E la gente ha paura. Gli abruzzesi sono allibiti. Dormivamo sonni tranquilli, mentre un cupo futuro incombeva sulle nostre teste, con l'assenso-consenso dei nostri politici. La popolazione ora è cosciente, di quello che sarebbe potuto avvenire e che potrebbe ancora avvenire se il consiglio regionale e la Giunta di OTTAVIANO DEL TURCO, non prendono immediatamente una iniziativa per porre definitivamente fine ad un progetto di inaudita scellerataggine umana, ambientale, sociale, economica e sanitaria.
Un saluto sentiamo di mandare agli amici di Viggiano e della Basilicata, con l'augurio di riappropriarsi al più presto del loro territorio e del loro futuro strappato.
Sebbene sia chiaro come la luce che la sospensione di un anno per tutte le autorizzazioni è finalizzata, da parte dei nostri cari politici, a permettersi una tranquilla campagna elettorale, essa rappresenta anche uno stop all'iter procedurale che altrimenti avrebbe portato alla costruzione immediata o quasi del centro oli. Quindi la giornata di oggi può essere considerata un passo avanti del popolo del NO al centro oli. Ora però, al di là dell'esigenza di effettuare una VIS (Valutazione di Impatto Sanitario) che ha giustificato sulla carta, la sospensione delle autorizzazioni, ma che difficilmente potrà avere esito negativo (visto che i possibili escamotage sono infiniti), il passo successivo e necessario per bloccare il progetto è certamente l'istituzione del Parco della Costa Teatina e la Riserva Feudo (che di fatto bloccherebbe definitivamente il progetto ENI). O in alternativa far slittare la VIS ad oltranza e poi fra un anno annullare il progetto o fare una seconda proroga. Altrimenti la giornata di oggi sarà stata un'ingegnosa astuzia della politica CONTRO la popolazione abruzzese.
E' anche vero che, finora, tutti gli atti ufficiali (autorizzazioni, pareri, delibere, varianti, ecc..) viaggiavano nella direzione che avvicinava l'ENI alla realizzazione dell'impianto, mentre, oggi, per la prima volta, è stato emesso un atto politico ufficiale che comunque "non va" nella direzione dell'ENI, ma è un documento che notifica la presenza di un problema connesso alla realizzazione del centro oli.
Poi c'è un'altra questione aperta. In Italia, anche in altri paesi ma da noi in maniera eccessiva, non esistono referenti univoci nelle responsabilità. Ossia, per una scelta sono coinvolti molti soggetti, tecnici, istituzionali, politici. E tutti questi soggetti, in genere, preferiscono far fare il primo passo agli altri e poi accodarsi, per non esporsi troppo. Anche sull'iter del centro oli è così. Può anche essere che questa appena percettibile inversione di tendenza, operata dal consiglio regionale, comunque spinga gli altri soggetti a muovere anch'essi passi nella stessa direzione. A partire dal pronunciamento del TAR di domani.
Un'ultima questione è la questione "poltrona". Possiamo anche credere che la maggioranza dei consiglieri regionali non voglia questo centro oli, però essi non vogliono nenche perdere la bella poltroncina che si sono conquistati. Certamente votare l'annullamento del progetto, dopo le dichiarazioni, fin troppo rigide per un bravo politico, di Del Turco, avrebbe creato un serio problema di coerenza politica alla maggioranza. E Del Turco, se avesse avuto un minimo di coerenza, avrebbe dovuto dimettersi e i consiglieri avrebbero perso la cara poltrona. Questa sospensione, forse, salvando capra e cavoli, è stata la strada scelta questa mattina.
In ogni caso c'è da tenere gli occhi ben aperti, perchè il rischio fregatura incombe.
Comunque PENOSA E RIPROVEVOLE è stata la scelta del consiglio regionale di tenere fuori dai cancelli la popolazione abruzzese che si era fatta 100 e più Km per assistere alle importanti decisioni che venivano prese sul proprio territorio. PENOSA perchè ha dimostrato quanta paura ha la politica di essere osservata e giudicata: chi amministra bene, invece, ne ha tutto l'interesse; RIPROVEVOLE perchè un pessimo esempio di democrazia e politica partecipata, tanto sbandierata quanto disattesa.
UNA CLASSE POLITICA POCO MATURA.. QUELLA ABRUZZESE.
L'ENI ha bisogno dell'Abruzzo, più di quanto l'Abruzzo abbia bisogno dell'ENI.
02-03-2008 11:37
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Non è bello minacciare una regione di dismettere tutto solo perchè la stessa regione ha posto dei paletti ad ulteriori ampliamenti. In ogni caso, non ascoltate le minacce di smantellamento totale dall'Abruzzo: è un bluff. Per loro, sarebbe una perdita, attualmente, non sostenibile.
Mobilitazione generale martedì a L'Aquila contro il centro oli.
29-02-2008 18:11
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Qualsiasi tentativo di rimandare la decisione a dopo martedì, è da intendersi come un sotterfugio. La giunta regionale è in bilico...
Cari amici, è arrivato il momento della mobilitazione generale di tutto il popolo abruzzese contro il centro oli. Se tenete a mantenere in salute le vostre vite e quelle dei vostri figli, martedì dobbiamo riempire il palazzo del Consiglio Regionale, altrimenti nel palazzo potrebbero inventarsi anche qualche escamotage. Noi dobbiamo essere li, tutti, a scrutarli ( CON QUESTI OCCHI ) mentre discutono e votano. (Tenete conto che Martedì a l'Aquila ci saranno anche i pochi sostenitori del SI al Centro Oli)
Dunque, numerosi e "Tolleranza Zero" per i sotterfugi (sempre dietro l'angolo)
L'invito a tutti è, quindi, quello di prendere un giorno di ferie e telefonare ai numeri qui sotto riportati per prenotare un posto su uno dei tanti autobus messi a disposizione dall'amministrazione di Francavilla e dalla Cantina di Tollo. Partiamo tutti alla volta di l'Aquila. Martedì 4 marzo. A difendere il nostro territorio. A scongiurare il cupo futuro che vogliono assestarci. Questa volta, però, dobbiamo esserci tutti. Proprio tutti. Altrimenti vinceranno loro.
Tutti.
Telefona allo 0871-96251 o allo 085-4920202
per prenotare il posto negli autobus organizzati allo scopo
Il 4 marzo saremo a manifestare contro il centro oli di Ortona presso il consiglio regionale che si terrà a L'Aquila.
Ci sono degli autobus gratuiti a disposizione presso la cantina Tollo, per prenotare telefona subito allo 087196251
Anche il comune di Francavilla ha messo a disposizione gratuitamente degli autobus, per prenotazioni e informazioni chiama i seguenti numeri: 0854920202 (segreteria sindaco) 0854920213 fax
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Comitato Natura Verde Partecipa e fai girare
Scontro generazionale: Fratino e Del Turco e la politica giurassica.
23-02-2008 01:01
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Quello che si sta consumando tra il popolo del No al centro oli da una parte e il governatore Del Turco e il sindaco Fratino dall'altra, è molto più che una semplice divergenza di vedute su una questione strategica. Si tratta di un vero e proprio scontro generazionale tra la "vecchia politica oligarchica" e la "nuova politica partecipata", tra quella che vede nelle opinioni della gente una zavorra e quella che ci vede una risorsa. Da una parte il potere acquisito, dall'altra l'informazione. Da una parte l'anacronistico conservatorismo e dall'altra la spinta innovativa. Da una parte la carta stampata, dall'altra la rete. Da una parte l'energia fossile, dall'altra le energie rinnovabili. Al di là degli schieramenti politici, si tratta delle "idee del passato" che tentano di resistere alla propulsione delle "idee del futuro". In mezzo ci sono le figure di transizione, D'Alfonso, Evangelisti, Angelucci ed altri, proiettati al futuro, ma, ahimè, ancora incapaci di dare un taglio netto con il passato. Vorrebbero ma.. hanno ancora paura di svoltare. La nostra battaglia, proprio perchè rappresenta il futuro, è destinata certamente a prevalere. E' la consapevolezza che la storia non può tornare indietro.
Uno strumento per smontare i ragionamenti dei pochi residui sostenitori del centro oli, che ripetono l'unica cosa che hanno in mente e cioè che, secondo loro, il petrolio arricchirà il nostro territorio è la Gazzetta della Basilicata on line. Consiglio a tutti di buttarci un occhio con una certa frequenza e potrete vedere, quante volte, specie nelle pagine legate alla zona di Lagonegrese, vengono pubblicate notizie su disastri e problemi connessi alla presenza del petrolio nella loro terra, di quante petizioni popolari continuano a svolgersi per fermare lo scempio in atto e di come l'economia del petrolio abbia impoverito anzichè arricchire la povera Lucania. Oggi ad esempio c'è un articolo interessante. Che copio qui sotto..
In una società in crescita culturale come, checchè se ne dica, la nostra è, è davvero disarmante assistere a dichiarazioni autoritarie e soprattutto solitarie, da parte di chi, invece, dell'ascolto, dote necessaria per qualsivoglia amministratore o politico, dovrebbe fare "credo" quotidiano. Si è confusa, la capacità di fare delle scelte, con la volontà di fare delle scelte comunque, indipendentemente dalla loro adeguatezza e opportunità. Perche fare un centro oli in una terra che pullula di risorse alternative, capaci di fare da volano per lo sviluppo? Questo non ce l'ha ancora saputo dire. Per esclusione verrebbe da dire.. per i soldi??? Insomma, gira e rigira, siamo tornati all'uovo e alla gallina. Meglio un uovo oggi o una gallina domani? Lo "Turco" si vuole mangiare l'uovo e a noi fra dieci anni resteranno i gusci. Ma fra dieci anni, lo "Turco" non sarà più Presidente della Regione, mentre noi saremo ancora "Cittadini di questa terra", ed è per questo che non gli permetteremo di distruggerla. Non illuderti "Turco", vinceremo noi!
FRANCAVILLA AL MARE - Le dichiarazioni di Ottaviano Del Turco sul Centro Oli dell’Eni che dovrebbe sorgere ad Ortona, ai confini con Francavilla, che manifestano il pieno sostegno del Presidente della Regione al progetto hanno fatto andare su tutte le furie il sindaco Roberto Angelucci. “L’impostazione industriale dell’Abruzzo non ci piace – dichiara il primo cittadino – siamo per la regione verde d’Europa, come citano alcuni slogan, ed è questa la vera risorsa che abbiamo.
Le nostre città , Francavilla in primis, hanno puntato sull’agricoltura e il turismo, e sui servizi connessi ad esso. Noi stiamo realizzando il porto e numerosi alberghi, proprio in funzione di questa prospettiva, nonché abbiamo messo in campo diversi progetti volti a valorizzare i nostri prodotti agricoli. Questa posizione della Regione rischia di minacciare tutto il lavoro di questi anni, perché sicuramente il turismo e l’economia che ne ruota attorno ad esso ne saranno senz’altro colpiti”. Il sindaco sostiene che la scelta di insediare una struttura del genere è contraria a qualsiasi logica mirata al progresso e alla promozione della regione ed è totalmente contrapposta alla politica e agli investimenti, portati avanti in questi anni dai Comuni della Costa Teatina, dalla Provincia di Chieti e dalla Regione stessa. “Basti pensare al Parco della Costa dei Trabocchi – ricorda Angelucci - sottoscritto da tutti gli enti, alla volontà di acquisire i terreni dell’ex tracciato della ferrovia, al posto del quale dovrebbe sorgere una via verde, ciclopedonale, a tutte le altre riserve ed aree protette, realizzate lungo questo tratto di costa. Tutte azioni, queste, diametralmente opposte all’insediamento di una raffineria che dovrebbe sorgere nelle immediate vicinanze rischiando di stravolgere il lavoro fatto finora. Una struttura, quella del Centro Oli, impattante sotto ogni punto di vista: visivo, perché l’impianto sarà riconoscibile a 360°, olfattivo perché le emissioni saranno maleodoranti, e soprattutto ambientale perché minaccerà un intero ecosistema”.
E intanto Fratino sta a guardare alla finestra... poi si lamenta se i sindaci delle altre città si intromettono nei fatti di Ortona. Fanno bene su questa vicenda, anzi...
CENTRO OLI:DEL TURCO,UN DELITTO IMPEDIRE AD ENI DI INVESTIRE
18-02-2008 20:48
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2008-02-18 CENTRO OLI:DEL TURCO,UN DELITTO IMPEDIRE AD ENI DI INVESTIRE (REGFLASH) Pescara, 18 feb. "Mi batterò, per quanto sarà nelle mie possibilità, contro chi ritiene che, respingendo i progetti di sviluppo di un colosso come l'Eni, si faccia del bene alla collettività abruzzese. Invece, riuscire ad attrarre investimenti da parte di realtà di caratura internazionale come lo stesso Eni o Finmeccanica, Micron, Honda o Sevel, tanto per citare qualche esempio, credo che rappresenti un obiettivo importante per qualsiasi governo regionale". Lo ha affermato, questo pomeriggio, a Pescara, il presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, nel corso di una riunione con le forze sociali, sindacali ed economiche dell'Abruzzo. "Una sollevazione popolare, fomentata da un gruppo di persone mosse da vari interessi, dopo che sia il Consiglio comunale di Ortona che i due candidati principali alla carica di sindaco di questa città si erano mostrati favorevoli all'insediamento ad Ortona del Centro Oli - ha aggiunto il Presidente - rischia di mettere un freno alla politica di rilancio del nostro settore produttivo. Peraltro, - ha concluso - non va affatto trascurata la circostanza che, in un momento di particolare scarsità di risorse economiche, la riscossione delle relative royalties, come è avvenuto, ad esempio, nella Basilicata, dove non ci sono state grosse ripercussioni sul sistema delle produzioni agricole o sul mercato turistico, potrebbe contribuire a sostenere diversi settori della nostra economia". (REGFLASH) Nella foto il presidente della Regione, Ottaviano Del Turco.
(Tratto dal servizio stampa della regione Abruzzo)
-------------------------------------------------------------------------- Il "popolo" che si oppone al centro oli sarebbe "un gruppo di persone mosse da vari interessi" ?! E' vero, l'interesse per la nostra terra, per il nostro futuro, per la nostra salute e per quella dei nostri figli. A noi interessa.
A Lei Presidente, non interessa. ----------------------------------------